“…E tuttavia esistono aspetti
comuni a tutti quanti: essi mostrano ai loro genitori quanta forza
possiedono insegnano loro che è possibile sopportare molto più di quanto
generalmente si creda, nella consapevolezza di essere così
insostituibili e amati. Essi ci mostrano che possiamo superare i limiti
della presunta sopportazione grazie alla miglior fonte di forza che
questo mondo può offrire: l’amore…
…Mi è stato chiesto spesso come ho fatto ad accettare l’incidente di
Timmy. La risposta è: non l’ho mai accettato! La maggior parte delle
persone, allora, pensa che ho assolutamente bisogno di assistenza
psicologica. Sbagliato. Perché se adesso dovessi sdraiarmi su un divano,
probabilmente non mi alzerei più…
…Dal giorno in cui mio
figlio ebbe l’incidente la nostra vita fu totalmente rivoluzionata.
Nulla di quello che il giorno prima sembrava importante aveva ancora
valore. Da un momento all’altro la nostra piccola famiglia si trovò
completamente disorientata…
…Ero sempre stata fermamente convinta, infatti, che Timmy fosse
prigioniero in un corpo che non gli ubbidiva e che i suoi movimenti
convulsi manifestassero solamente la sua disperazione per il fatto di
essere stato privato della possibilità di farsi comprendere…
…Questo meccanismo di autodifesa è un dono. Probabilmente
nessuno sarebbe in grado di sopportare tali disgrazie senza questa
naturale forma di rimozione del dolore. Quelle immagini terribili,
naturalmente, non si sono cancellata dalla mia memoria: si ripresentano
sempre, per quanto io desideri dimenticarle. Tuttavia con il tempo si
sono sbiadite, per lo meno in mezzo alle incombenze della vita
quotidiana, e, nonostante il dolore profondo, nuovi spazi si sono creati
per esperienze positive…
…Non ne posso più di quelle chiacchere lacrimevoli che vanno dal “si
deve accettare il proprio destino” fino al “bisogna rassegnarvisi”. E
non mi vieni in mente un solo esempio in cui una condizione di vita
disperata sia migliorata con la rassegnazione.
Amore, pensare in positivo, coesione familiare, resistenza, amici,
coraggio e risate – anche se a volte sembra incredibilmente difficile –
formano la base per poter superare le disgrazie. E ancora più importante
è fornire questi sostegni vitali ai bambini, il cui sviluppo dipende nel
bene e nel male, da mani soccorrevoli…
…Non auguro a nessuno un bambino malato. Tuttavia, qualche volta, nei
miei pensieri si insinua il desiderio – solo per una frazione di secondo
– di vedere in una situazione simile quelle fini menti che sorridono
benevolmente dei nostri sforzi. Di certo prognosi e giudizi gli si
strozzerebbero in gola e noi, madri di bambini speciali, probabilmente
li ritroveremmo nei posti più strani del mondo…
…Anche se mi trovavo sul piede di guerra con Dio, perché
aveva tentato di prendermi mio figlio, compresi abbastanza presto che
dietro quella disgrazia c’era un compito. E io ero decisa ad accettare
la sfida con caparbietà e non ero assolutamente disposta a cedere.
Quella non era la fine, ma l’inizio di una vita nuova, diversa…
…E allora capitò di nuovo un piccolo miracolo. Attraverso le centinaia
di colloqui con altri genitori, imparai che non ero la più disgraziata
su questa terra. C’erano esperienze che mi commuovevano fino alle
lacrime, che sono certa non avrei saputo superare. Sentenze di morte per
bambini i cui genitori erano destinati ad assistere impotenti…”
…Nonostante la battaglia quotidiana e la preoccupazione
continua, in realtà sono diventata una persona profondamente felice. Mio
figlio mi ha spiegato molte cose. Mi ha insegnato cos’è realmente la
felicità. Non solo ha affinato il mio sguardo e il mio senso per la
vita, ma li ha ampliati. Mi ha insegnato ad essere modesta, e a vivere
intensamente i momenti di felicità come fonti di energia per affrontare
il problema successivo, la prossima sfida.
Timmy ha fatto sì che io riesca a buttarmi alle spalle gli insuccessi,
perché domani è un altro giorno. E la cosa più importante: mi ha
insegnato a vivere nel presente. Non nel passato o nel futuro, bensì
oggi. Bello o brutto, chi sa come sarà il domani? E ieri è già lontano…
…Adesso so
che cos’è la felicità. Quei piccoli miracoli ogni giorno. Ne fanno parte
anche i rovesci di fortuna. Perché solo chi ha bevuto il calice più
amaro sa apprezzare il piacere frizzante dello champagne. E quando lo si
è compreso davvero, allora va bene anche lo spumante del supermercato…”
“OGNI GIORNO UN PICCOLO MIRACOLO” Kirsten Kuhnert
Benvenuti in Olanda
by Emily Perl Kingsley (founder of
the USA Dawns Association)
Avere un bambino è un po' come
fare un lungo viaggio. Ti stai preparando per il viaggio che hai sempre
sognato: una vacanza in Italia. Nei nove mesi di tempo che hai avuto per
prepararlo hai comperato le guide con la storia, la descrizione dei
musei. Hai imparato le frasi utili al ristorante o in albergo. Hai gia'
prenotato alberghi a Roma, Firenze, Venezia. Già ti immagini il Colosseo,
le gondole, il David di Michelangelo.
Finalmente il grande giorno è arrivato. Il volo è stato lungo e
faticoso. Siete appena atterrata, si avvicina una giovane hostess che vi
dice: "benvenuti in Olanda".
Panico! Come "Olanda"? Perchè "Olanda"? "Ho acquistato i biglietti per
l'Italia. Ho sempre sognato un viaggio in Italia". Purtroppo c'è stato
un cambiamento nel piano di volo. Siete in Olanda e dovete rimanerci.
La cosa importante è che non siete andati a finire in un posto
disgustoso con fame e pestilenza. Solo in un posto diverso.
Cominci ad informarti, a
chiedere, a comperare libri, guide e manuali sull'Olanda. Pian piano
cominci anche a capire la lingua e a fare amicizia.
Con il passare del tempo scopri che anche in Olanda ci sono bei negozi e
tanti musei. Ci sono i tulipani, Rembrandts e Van Gogh. C'è gente
educata e cortese.
Tutti i vostri conoscenti vanno e vengono dall'Italia raccontandovi
quanto è stato bello il loro viaggio. E voi continuerete a dire "è lì
dove volevo andare, è quello che avevo pianificato".
Sarà una perdita che non si rimarginerà mai perchè la perdita di un
sogno è una perdita importante.
Ma se continuerete a dispiacervi del fatto che non siete andati in
Italia non sarete mai liberi di godervi quanto c'è di speciale e di
amabile in Olanda.
"A voi, sorelle mie"
di Maureen K. Higgins Molte di voi non le ho mai incontrate faccia a faccia, ma vi ho
cercato ogni giorno. Vi ho cercato su Internet, sui terreni di gioco e
nei negozi di generi alimentari. Sono divenuta un esperto
nell’identificarvi. Voi avete un’aria disfatta. Voi siete più forti di
quanto mai avreste voluto essere. Le vostre parole hanno un suono di
esperienza, esperienza che avete messo insieme con tanto cuore ed anima.
Voi siete compassionevole al di là delle aspettative di questo mondo.
Voi siete le mie "sorelle."
Sì, voi ed io, amica mia, siamo sorelle in una comunità di donne.
Una comunità di donne molto speciale. Noi siamo speciali.
Come ogni altra comunità di donne, noi siamo state scelte per farne
parte.
Alcune di noi sono state invitati per aderire immediatamente, alcune non
per mesi o anche per
anni. Alcune di noi hanno tentato anche di rifiutare l’appartenenza, ma
inutilmente.
Noi siamo state iniziate negli ambulatori del neurologo e nelle unità di
NICU, negli ambulatori ostetrici, nelle sale di emergenza, e durante le
risonanze. Noi siamo state iniziate con
telefonate oscure, consulti, valutazioni, esami del sangue, raggi X, MRI
films, e chirurgie di cuore. Tutte noi abbiamo una cosa in comune.
Un giorno le cose andavano bene. Noi eravamo incinte, o avevamo appena
partorito, o stavamo allattando il nostro neonato, o stavamo giocando
con il nostro bambino ai primi passi.
Sì, un minuto tutto andava bene.
Poi, sia che accadde in un istante, come spesso fa, o nel corso di poche
settimane o mesi, le nostre intere vite cambiarono. Qualche cosa non
andava più bene.
Quindi ci siamo trovate madri di bambini con necessità speciali.
Noi siamo unite, noi sorelle, nonostante la diversità delle necessità
speciali dei nostri bambini.
Alcuni dei nostri bambini sono sotto chemioterapia. Alcuni hanno bisogno
di respiratori e ventilatori. Alcuni sono incapaci di parlare, alcuni
sono incapaci di camminare.
Alcuni mangiano attraverso tubi di alimentazione. Alcuni vivono in un
mondo diverso.
Noi non facciamo discriminazioni verso quelle madri i cui bambini non
hanno necessità così "speciali" come quelle del nostro bambino.
Noi abbiamo rispetto reciproco ed empatia per tutti le donne che si
mettono nei nostri panni.
Noi siamo bene informate.
Ci siamo istruite con qualunque materiale
abbiamo potuto trovare.
Noi conosciamo "gli" specialisti nel
campo. Noi conosciamo "i" neurologi, "gli" ospedali, "le" meraviglie
della medicina, "i" trattamenti. Noi conosciamo “i” test che bisogna
fare, noi conosciamo "le" malattie degenerative e progressive e
tratteniamo il fiato mentre i nostri bambini sono esaminati.
Senza un titolo di studio, noi potremmo divenire comitato certificato in
neurologia, endocrinologia e psicologia.
Noi abbiamo interessato le nostre compagnie di assicurazione e comitati
scolastici per avere ciò di cui i nostri bambini hanno bisogno per
sopravvivere e fiorire.
Noi abbiamo vinto sullo Stato per includere apparecchiature di
incremento della comunicazione nelle classi di istruzione speciali e
nelle scuole convenzionali per i nostri bambini con paralisi cerebrale.
Noi abbiamo lavorato per provare alle compagnie di assicurazione la
necessità medica di istruttori di portamento e altre attrezzature di
supporto per i nostri bambini con difetti di midollo spinale.
Noi abbiamo chiamato in giudizio autorità municipali affinché i nostri
bambini fossero opportunamente classificati, in modo che essi potessero
ricevere istruzione e valutazione commisurate con la loro diagnosi.
Noi abbiamo imparato a trattare col resto del mondo, anche se questo
significa allontanarsene.
Noi abbiamo tollerato disprezzo nei
supermercati durante i "capricci" (dei nostri bambini) e digrignato i
denti mentre veniva invocata la disciplina dalla persona in coda dietro
di noi.
Noi abbiamo tollerato inutili suggerimenti e rimedi casalinghi da
estranei ben intenzionati.
Noi abbiamo tollerato madri di bambini senza speciali necessità lagnarsi
dell’esantema di pollo e delle infezioni dell’orecchio.
Noi abbiamo imparato che molti dei nostri amici più vicini non possono
capire quello che vuol dire essere nella nostra comunità di donne, e non
vuole tentare neanche.
Noi abbiamo le nostre copie personali di “Un viaggio in Olanda” di Emily
Pearl Kingsley e di "La Madre Speciale" di Erma Bombeck
Noi li teniamo dal nostro lato e li leggiamo e rileggiamo durante le
nostro ore più difficili.
Noi abbiamo affrontato le feste. Noi abbiamo trovato modi di mandare i
nostri bambini fisicamente handicappati alle porte di fronte dei vicini
di casa durante Halloween, e abbiamo trovato modi di aiutare i nostri
bambini sordi a formulare le parole, "scherzetto o dolcetto".
Noi abbiamo accettato quello che i nostri bambini con disfunzione
sensoria non indosseranno o allacceranno mai a Natale.
Noi abbiamo dipinto con le nostre parole un
tappeto di luci ed un ceppo di Natale ardente per i nostri bambini
ciechi.
Noi abbiamo ridotto in purée un tacchino nel giorno del Ringraziamento.
Noi abbiamo comprato coniglietti di cioccolato bianchi per Pasqua.
E per tutto il tempo, noi abbiamo tentato di creare un'atmosfera festosa
per il resto della nostra famiglia.
Noi ci siamo alzate ogni mattina, da quando il nostro viaggio è
cominciato, chiedendoci come avremmo potuto fare durante un altro
giorno, e siamo andate a letto ogni sera senza sapere come avevamo
fatto.
Noi abbiamo rimpianto il fatto che mai abbiamo avuto relax e abbiamo
centellinato vino rosso in Italia.
Noi abbiamo rimpianto il fatto che il nostro viaggio in Olanda ha
richiesto molto più
bagaglio di quello che mai avremmo immaginato quando per la prima volta
abbiamo visitato il titolare dell’agenzia di viaggi.
E noi abbiamo pianto perché siamo andate all'aeroporto senza la maggior
parte delle cose di cui avevamo bisogno per il viaggio.
Ma noi, sorelle, noi manteniamo sempre la fede. Noi non smettiamo mai di
credere.
Il nostro amore per i nostri bambini speciali e la nostra fede in tutto
ciò che loro realizzeranno nella vita non conosce confini.
Noi li sogniamo gareggiare nello sport e fare punti e vincere.
Li vediamo correre gare veloci e maratone. Li
sogniamo che piantano semi, che cavalcano cavalli ed abbattono alberi.
Noi sentiamo le loro voci angeliche che cantano canti gioiosi di Natale.
Noi vediamo le loro tavolozze imbrattate con acquarelli, e le loro dita
che volano su tasti d'avorio in una sala di concerto. Noi siamo stupite
dalla grazia delle loro piroette.
Noi mai, mai smetteremo di credere in tutto ciò che loro porteranno a
termine mentre passano attraverso questo mondo.
Ma nel frattempo, sorelle mie, la cosa più importante che noi facciamo è
tenere strette le loro piccole mani in modo che insieme, noi madri
speciali e i nostri speciali bambini, raggiungiamo le stelle.
“Il bambino imperfetto”
Lorella Daddi
“-…In questo modo ella aveva capito il giusto valore delle cose e come
anche le più insulse o banali potessero regalarle grandi soddisfazioni.
Comprese che la felicità poteva nascondersi dietro quelle che a prima
vista parevano sciocchezze ed imparò a dare importanza a qualunque
evento potesse capitarle…-
-…Sembrava che ognuno di loro dovesse alzare mille chili ogni volta che
il piede si staccava dal terreno per affrontare un passo e che di fronte
essi avessero un forte vento che spirava loro contrario. Insieme, ma
incredibilmente lontani. Silenziosi e avvolti in quell’unico pensiero
come una lama di coltello che penetra pian piano nel ventre…-
-…Guardandosi marito e moglie capirono che sarebbero stati uniti per
l’eternità; essi si amavano, adesso più che mai. Pietro faceva parte
delle loro speranze e dei loro pensieri, essi sapevano che quel bambino
li aveva resi felici nonostante tutte le pene che aveva portato con sé.
Pietro era loro e loro erano Pietro…-
-…Si senti allo stesso tempo infinitamente piccola e grande, una
briciola nella totalità della sofferenza umana e una colonna portante
della stessa. Pietro non era morto e di là combatteva ancora la sua
battaglia per la vita. Se suo figlio dimostrava di essere così
intenzionato a vivere, ella doveva fare altrettanto. Il suo bambino
aveva bisogno di una mamma forte che per prima credesse in lui.
Non c’era posto per le lacrime e la
disperazione, ma a queste bisognava anteporre la volontà di credere
nella risoluzione del dramma. Pietro aveva dimostrato di essere
coraggioso, lei ora doveva fare altrettanto. Il bambino aveva bisogno
della sua mamma qualunque fosse la fine che si sarebbe scritta…-
-…Forse esistono davvero, in un mondo che sembra troppo incoerente per
esserlo veramente, dei predestinati a cui si destinano le sofferenze più
grandi. Ed ecco che, tramite queste, riusciamo ad apprezzare ogni
piccola cosa, gli inconvenienti diventano meno importanti e le
consuetudini si accendono di luce più intensa. Tutta la nostra vita
assume un significato diverso e il sorriso, che prima dedicavamo a
momenti particolari, ora è talmente presente da non ricordare più la
tristezza…-
-…Non essendo avvezzi al dolore tutto appare terribilmente difficile da
affrontare, ma poi, quando lo si diventa, ogni fatto assume connotati
nuovi e quello che sembrava insuperabile ieri diventa estremamente
facile da vivere oggi. Gli eventi eccezionali appaiono talmente normali
che la quotidianità assume nuova forma…-
-…E’ come avere una lama affilata di coltello che penetra pian piano
dentro io il cuore e millimetro dopo millimetro affonda nella carne.
Sapeva come ci si sente svuotare lentamente dentro, come le viscere
sembrino staccarsi e decomporsi a poco a poco e quel progressivo
abbruttirsi che diventa un modo sempre più avvilente di porsi…-”
“
Quando li vedi soffrire così non riesci a fartene una ragione, ma quando
ti lasciano ti trasmettono la loro forza affinché tu sopravviva”
“Mi
ha confessato che prova rimorso se qualche volta si diverte, ma poi ha
aggiunto che lei sente che la sua bambina sarebbe felice se vedesse la
mamma serena, pur con quel male per sempre ancorato nel profondo del
cuore.”
"La stanza dell’orso e dell’ape" Michela Franco Celani Patrizia Miotto
Generalmente per un
genitore è una gioia vedere il tempo trascorrere per il proprio figlio,
la sua crescita, i suoi compleanni... I giorni, i mesi, gli anni che
passano, sono traguardi nei quali vede la vita di quella sua "piccola
creatura" fiorire e schiudersi al mondo che la circonda. Più il tempo
passa e più vede il suo bambino diventare indipendente, sfrontato nei
riguardi di quei piccoli ostacoli che si parano dinanzi a lui, e gioisce
per ogni suo piccolo traguardo. Accorgersi che per alcune cose lui "non
ha più bisogno" di te, è motivo di orgoglio, il tuo bambino sta
diventando grande.
Ma sfortunatamente, non per tutti è così. Per noi genitori di bambini
così speciali, ogni giorno che passa, non è una gioia, ma la
consapevolezza che il tempo sta inevitabilmente trascorrendo, e anche
molto velocemente, e che arriverà un giorno che il tuo piccolo tesoro
non sarà più accanto a te.
Tra meno di un mese, Leda compirà tre anni, non so se essere felice o
meno, Maria Pia, Martina e Sabrina, sono volate via tutte intorno ai
quattro anni, e pensare che quindi tra poco più di un anno, Leda
potrebbe non esserci più, mi fa stare così male, vorrei poter fermare il
tempo e che questo per lei non trascorresse più, che si fermasse a
quest'età. Lo so che le mie sono solo farneticazioni, ma non auguro a
nessuno di trovarsi nella nostra situazione. Veder un figlio che non
potrà mai "crescere", ti "strappa" ogni giorno un brandello di cuore.
Quando leggo i siti dei bambini americani, vedere che i loro genitori
"festeggiano" ogni singolo mese del loro bambino, dopo il quarto anno di
vita, penso che agli occhi di un estraneo può sembrare una cosa
bizzarra, ma è comprensibilissima, dopo che un dottore ti ha detto che
generalmente l'aspettativa di vita dei bambini malati di Tay-Sachs è di
3-4 anni, quindi, non ogni mese, ma ogni giorno che passa in più è un
traguardo.
(mamma)
VOGLIO UN FIGLIO HANDICAPPATO
Fiocco
azzurro, fiocco rosa
un figlio
lo metti sopra ogni cosa
ma se ti nasce
sbagliato
non ha un nome
lo chiamano handicappato.
Non gli guardano gli
occhi,
non c'è amico che lo sfiori,
che lo tocchi,
niente complimenti,
non rientra
nei lieti eventi,
rimani così
solo a guardarlo;
Riccardo
volevo chiamarlo.
Ricevo pietà,
sono compatito,
intanto mio figlio
riesce a muovere un dito.
Dicono che non parlerà,
forse un giorno
chissà,
mi avvicino
lo chiamo Riccardo
volta gli occhi
ricambia lo
sguardo.
Non mi chiederà
mai un gioco,
la macchina, la moto,
solo di
riempire
intorno a lui, il vuoto.
Mi vuole forte
pieno d'amore,
da
versare nel suo cuore,
sarà una battaglia
ma l'amore,
non è un fuoco di
paglia,
ha fiamme alte
ed accende la vita
rendendo vano
il vento che
soffia
nell'ipocrisia.
Io e Riccardo
andiamo via